Perchè festeggiamo il compleanno?

Le origini del compleanno non risalgono al giorno in cui Malefica si presentò al cospetto del re Stefano e della regina per dare i suoi omaggi alla neonata principessa Aurora (nel film animato Disney “Bella addormentata nel bosco”).

Già nella Sacra Bibbia infatti, veniva menzionato il genetliaco del Faraone facendo risalire così agli antichi Egizi, le origini di tale festeggiamento, in cui veniva preparato un banchetto con ogni sorta di bene. In Mesopotamia serviva ai fini dell’Oroscopo; Greci, Romani e Persiani lo festeggiavano solo in occasioni importanti come quello del Re, delle divinità e delle persone nobili.
Divenne poi un rito “pubblico”, quando Johann Wolfgang von Goethe, nel 1802, decise di celebrare degnamente il suo 53esimo compleanno e da li uscì dagli ambienti aristocratici e della borghesia.

Oggi chiunque festeggia il compleanno… oppure no?

Fino ai 20 anni, tutti amano festeggiare il proprio compleanno, perché porta con se anche tutti i bei ricordi dell’infanzia. Passati i venti, qualcuno inizia a non festeggiarlo più o a festeggiarlo solo ogni 5-10 anni.
E più si va avanti e peggio è, perché il compleanno inizierà a portare con sé tutti i ricordi dei compleanni passati, della vita che è andata avanti velocemente, episodi di brutte esperienze vissute, non importa se al proprio compleanno o a quello di qualcun altro e come se non bastasse, per alcuni ricorda l’impossibilità di fare cose che viceversa da giovani si sarebbero fatte, o peggio ancora avvicina al pensiero della morte.

Molti psicologi oltre a riconoscere queste problematiche nel festeggiamento di un compleanno, trovano anche differenze di genere, tra uomini e donne, notando che c’è un modo diverso di approcciare al “festeggiamento del proprio compleanno”.

Torta di compleanno e l’uso di soffiare sulle candeline

L’uso di avere una torta di compleanno al proprio genetliaco, con tanto di candeline sopra, risale ai Greci che, unendo l’usanza degli egiziani di preparare banchetti al Faraone a quella dei persiani di preparare alimenti dolci agli dei.
Così i greci con l’uso di farina e miele, iniziarono a creare dolci tondi da offrire alla dea Artemide, dea della luna, e che appunto la ricordavano; per simulare lo splendore della luna, arricchirono questi dolci con le candele accese.
Da qui poi, si dice nasca anche l’usanza di soffiare sulle candeline, perché una volta accese agli dei bisognava pur spegnerle. Inoltre si pensava che il fumo portasse via gli spiriti maligni ed il messaggio di speranza fino in cielo, agli Dei.

Regali al festeggiato

Anche per l’usanza di fare il regalo di compleanno al festeggiato è da attribuirsi alle usanze degli antichi popoli verso gli dei. L’offerta, il dono, è sempre un riconoscimento verso qualcuno.
Da un lato, ne siamo ormai abituati causa la società consumistica in cui viviamo, dall’altro, sempre secondo esperti psicologi, è un debito di vita inconscio che noi abbiamo il desiderio di saldare in queste occasioni.
Il compleanno degli altri è anche un po’ il nostro compleanno, perché già ci siamo passati o ci dovremmo arrivare.
Quindi tendiamo a festeggiarlo al meglio e con gioia. Ed ecco anche spiegato il perché cantiamo un inno al festeggiato con i nostri più calorosi auguri. Un modo per augurare fortuna e scacciare i “demoni”.

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